10/09/2026
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BM AZZURRO/ FIBA WOMEN’S WORLD CUP – ITALBASKET, UNA RIMONTA INCREDIBILE NON BASTA: PASSA L’ AUSTRALIA 80-82 . AZZURRE, BRAVE LO STESSO – DI MARCO PINTI
Le azzurre, dopo un orrendo inizio di partita, è artefice di una clamorosa rimonta, che purtroppo non basta per vincere. La nazionale perde 82-80 contro l'Australia
Una partita al di là delle parole. Una partita che sembrava una partita di basket, peraltro di quelle da dimenticare. È diventata un ricordo di cui andare fieri. Comunque. Perché l’analisi tecnica si deve inchinare a quello che le azzurre riescono a riaccendere all’inizio dell’ultimo quarto. Fino a quel momento il nostro Play-in aveva tutti i crismi del Play-out.
L’Australia ci aveva aperto subito una tagliola per zampa con le nostre congelate nel fermo immagine di una gara senza storia. Abbiamo imparato a riconoscere Isobal Borlase, l’australiana con le spalle di un armadio e la faccia tosta della compagna di banco che ti frega la merenda. Il fermo immagine diventava rewind: dal giorno del canguro al giorno della marmotta. Tutte le azioni iniziavano e finivano con la Borlase che penetrava nella nostra difesa e noi che recuperavamo la palla solo dopo aver subito altri due o tre punti. Al primo time-out del terzo quarto eravamo a -20, con 6.40 da giocare. Il rewind diventato un dejavu: ombre cinesi sul parquet.
Non c’era, va detto, aria di miracolo.
Le australiane che se la ridevano in panchina, un fastidio… le maglie verdi che si infilano tra i nostri blocchi come spinaci tra i denti. Ma contro ogni logica, le nostre non giocavano da squadra spacciata, da come attaccavano sembrava che bastasse una tripla, un gioco fortunato, un parzialino per riaprirla. L’ultimo quarto lo iniziamo a -20. Prime fiammate azzurre: Verona accende il motore, Blasigh inforca canestri, Zanda cuce e ritaglia. A meno 6 minuti siamo a -10. È una sorta di ipnosi che lega lo spettatore al pallone. Sembra uno scherzo, un sogno, il momento in cui ripeti a memoria le battute del tuo film preferito. Mancano 3.13, siamo a – 5. Le australiane, chissà come mai, non ridono più. Le nostre pareggiano a quota 77. Segue il minuto eterno.
Alcuni giornali diranno che abbiamo poi perso (82 a 80, dicono) ma non ci credete, non fatevi fregare dalla cosiddetta realtà.
Stasera è successo qualcosa di più grande e indimenticabile.
Il tempo si arrende, il ricordo si incastra nella corsa, nel tentativo, nell’istante in cui siamo tutti una ragazza coraggiosa, un fascio di nervi di nome Francesca Pasa. Corriamo con lei, saltiamo con lei, lasciamo andare la palla nell’istante perfetto, l’ultimo possibile. Non chiamatelo errore, mai, il destino.
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