07/09/2026
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BM AZZURRO/ FIBA WOMEN’S WORLD CUP – L’ ITALBASKET SBATTE CONTRO LA CINA : 51-71. MA NESSUN DRAMMA E ORA PLAY IN CONTRO L’ AUSTRALIA – DI MARCO PINTI
Italbasket femminile ko 51-71 contro la Cina al FIBA Women’s World Cup. Le Azzurre passano il turno e ora sfidano l’Australia nel play-in.
Guardate che è normale. È quello che succede a tutte le persone, ai gruppi di persone. Quando superi un limite, quando scopri di essere più forte dei più forti, quello che succede è che sei il primo a spaventarti.
Non c’è modo di controllare questa reazione, non è una cosa che ha a che fare con la razionalità, col pensiero positivo, col coaching; accade e basta. Una volta che superi l’ostacolo fuori, poi devi superarlo anche dentro.
Senza contare la stanchezza, perché sostenere i ritmi e le geometrie difensive di questa Italia è qualcosa che stanca anche solo a guardarle dal divano. Figurarsi quando la memoria del corpo deve seguire costantemente l’attenzione, la capacità di leggere l’istante, di prevedere, di interpretare un imprevisto. È qualcosa che logora ed è giusto e normale che sia così. È come una centralina elettrica che va in sovraccarico. Salta il contatore e la casa finisce al buio. Per noi quel buio è -20 all’intervallo contro la Cina, anzi -19 perché appena prima che suoni la sirena la luce proviamo a riaccenderla. È la fiamma di un accendino, ma basta per cominciare a crederci.
Fino a quel momento, per chi si fosse perso la prima parte della gara, si potrebbe riassumere così.
La nazionale cinese passa la palla a una delle sue spilungone: quella si gira, tira e di solito segna. Le nostre, invece, si avvitano intorno alla linea dei tre punti, perché dentro non si passa. E allora fai quello che resta da fare: provi dei buoni tiri da tre, provi degli arresti e tiri ben costruiti, ma la palla non ne vuole sapere di entrare. Perché impegnarsi, le nostre si impegnano. E Capobianco se ne accorge. I suoi time-out stasera non sono rabbiosi: sono i time-out di chi prova a tamponare una ferita, di chi cerca di scuotere il gruppo senza fare del male. Ad un certo punto, dal brusio confuso della lavagna tattica, emerge chiarissima una parola: dignità .
Andre Olbis combatte per il rimbalzo con la giocatrice cinese Zhang Ziyu | Fonte FIP
È una parola che non ho mai sentito affiorare in un time-out maschile, dove di solito si alza la voce o si ricorre alla pancia. Qui no. Con un gruppo di questa intelligenza, persino nel momento del massimo stress non si svilisce il discorso: la posta in gioco si alza sempre.
Non è un caso che quel richiamo muova, scuota qualcosa. Nel terzo quarto l’Italbasket non è rientrata per fare una rimonta impossibile da lavagna tattica, ma per fare una cosa molto più importante: rimettere in piedi la propria postura. Torniamo sotto, fino a -12. Continuiamo a mordere nell’ultimo quarto, estenuanti su ogni palla, con la difesa che torna a fare quello che deve fare: costringere le cinesi dall’arco. Il problema è che segnano, segnano sempre. E quando va così, non resta che accettare di ripartire da capo ogni volta. A 6 minuti dalla fine siamo di nuovo a -20. A 3 minuti, idem. Il nostro alveare chiuso nel barattolo cinese. Neanche a dirlo, perdiamo di 20 spaccati: 51-71.
Insomma, è mancato tutto. Questa sera è mancato tutto e non potevamo che perdere. È mancato tutto tranne la cosa più importante. Me ne ricordo solo alla fine. Abbiamo comunque passato il turno: ai play-in ci aspetta l’Australia. Abbiamo due giorni per riaprire il barattolo e tornare a ronzare. Bzzzzzzzzz.
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