07/04/2026
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Parla il padre di Sofia Di Vico, ragazza 15enne scomparsa al torneo di basket Mare di Roma Trophy: “Mi affido alla magistratura, Sofia era felice”
Una ragazza di 15 anni, una passione enorme per il basket e un viaggio che non avrebbe mai dovuto trasformarsi in tragedia. Sofia Di Vico, cestista della Unio Maddaloni, è morta nella notte tra giovedì e venerdì all’ospedale Grassi di Ostia dopo aver accusato un grave shock anafilattico durante la cena con la sua squadra, […]
Una ragazza di 15 anni, una passione enorme per il basket e un viaggio che non avrebbe mai dovuto trasformarsi in tragedia. Sofia Di Vico, cestista della Unio Maddaloni, è morta nella notte tra giovedì e venerdì all’ospedale Grassi di Ostia dopo aver accusato un grave shock anafilattico durante la cena con la sua squadra, in trasferta da Caserta.
Sofia era allergica alle proteine del latte. Quella sera aveva mangiato uova e fagioli, ma è probabile che nel piatto ci fosse del formaggio. Poco dopo si è sentita male, ha perso conoscenza e ha smesso di respirare. Il padre ha tentato di rianimarla, ma non è bastato. È morta alle 22.38.
Sul caso è aperta un’indagine per omicidio colposo. La procura di Roma vuole chiarire se il personale del ristorante abbia rispettato le norme sugli allergeni e soprattutto se i soccorsi siano stati tempestivi. Le due ambulanze intervenute al campeggio Capitol, a pochi passi da Ostia, sono arrivate a distanza di 15 minuti l’una dall’altra — ma nella prima non era presente il medico rianimatore. Un ritardo che i magistrati intendono esaminare con attenzione.
A parlare è il padre, Fabio Di Vico, in un’intervista rilasciata a La Repubblica: «Ci sarà un momento in cui dirò ciò che penso sulla fine di mia figlia. Insieme a mia moglie abbiamo totale fiducia nella magistratura e nel lavoro di indagine della polizia, che già può contare su registrazioni e documenti abbastanza chiari». Nessuna polemica, dice, solo il desiderio di ricordare sua figlia: «C’è solo la voglia di ricordare Sofia. Sorridente e contenta, come in quella foto con la maglia degli Harlem Globetrotters, che era andata a vedere a Napoli».
Sul basket, sport che Sofia amava sopra ogni cosa, il padre aggiunge: «Nel basket c’era tutto il suo mondo». Una passione vissuta come filosofia di vita — un gioco di squadra, che unisce invece di dividere. Sofia aveva già giocato in trasferta a Como, Cesenatico, Capri. Quella a Ostia doveva essere un’altra tappa di una carriera appena iniziata. «Come questa volta. Il nostro ultimo viaggio insieme», ha concluso il padre con parole che lasciano il segno.
I funerali si terranno a Maddaloni, dove Sofia è nata e cresciuta.
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