La stagione è pronta a partire: venti squadre, una profondità mai vista e pochissime certezze. Sportando entra in gioco e come al solito dice la sua, con lo EuroLeague 2026-2027 Power Ranking. Dalla lotta per i play-in fino alle porte del titolo, ovvero le Final Four: buona lettura.
10. Valencia
È probabilmente una delle squadre più difficili da collocare. Valencia arriva da una stagione straordinaria, ma ha perso buona parte dei protagonisti e anche l’allenatore che aveva costruito quel sistema. In estate è praticamente iniziato un progetto nuovo.
Poi sono arrivati Armoni Brooks e TJ Shorts, due operazioni che hanno immediatamente cambiato la percezione del roster. Il talento offensivo resta importante e la cultura cestistica del club è ormai una garanzia. Parte dentro la Top 10, ma è esattamente il tipo di squadra che negli ultimi anni ha dimostrato quanto possano essere sbagliate le previsioni di settembre.
9. Crvena Zvezda
Ancora una rivoluzione, ancora un nuovo allenatore. Ibon Navarro diventa il terzo coach della Stella Rossa nell’arco di due stagioni e affronta per la seconda volta l’EuroLeague dopo essersi costruito una reputazione eccellente in Spagna.
Il roster è lungo e fisico, e il fattore Belgrado resta uno dei più forti della competizione. Negli ultimi anni la Stella Rossa ha però spesso alternato momenti nei quali sembrava poter battere chiunque ad altri di totale discontinuità. Navarro è stato scelto proprio per cambiare questo aspetto. L’obiettivo è riportare il club ai playoff, traguardo mai raggiunto nell’attuale formato.
8. Zalgiris Kaunas
Forse nessuna squadra ha alzato così tanto le proprie ambizioni rispetto a pochi anni fa. Jonas Valanciunas è tornato a casa non per una passerella finale, ma dichiarando apertamente di voler vincere. E intorno a lui lo Zalgiris ha costruito il roster più profondo della propria storia recente.
Carsen Edwards, Saben Lee, Sterling Brown e Marius Grigonis danno un’enorme quantità di soluzioni sul perimetro, mentre Azuolas Tubelis può compiere un altro salto di qualità. Il punto interrogativo, paradossalmente, sono proprio le aspettative: Kaunas non parte più come simpatica outsider. I playoff sono quasi il minimo, e qualcuno guarda già più avanti.
7. Anadolu Efes
La stagione scorsa è stata troppo negativa per gli standard del club e la risposta sul mercato è stata pesantissima. Shane Larkin ha salutato Istanbul, ma al suo posto l’Efes ha consegnato le chiavi a Mike James.
Matthew Strazel, Dario Saric, Bruno Fernando e Fatts Russell completano una campagna acquisti di livello altissimo. Pablo Laso ha probabilmente il roster più ricco e profondo dai suoi anni migliori al Real Madrid. La quantità di talento offensivo è impressionante; il dubbio riguarda la difesa e soprattutto il tempo necessario per creare gerarchie in un gruppo così rinnovato. Non arrivare almeno ai playoff sarebbe una delusione.
6. Hapoel Tel Aviv
L’esordio in EuroLeague ha già dimostrato che il progetto non era semplicemente una collezione di grandi nomi. L’Hapoel è arrivato direttamente ai playoff e ora ha ulteriormente aumentato profondità ed esperienza.
Zach LeDay e Tomas Satoransky sono due innesti perfetti per una squadra che aveva già un roster lunghissimo. Dimitris Itoudis conosce questa competizione come pochi e può permettersi rotazioni che molte rivali non hanno. La variabile resta quella extra-campo: giocare le partite interne lontano da Israele e gestire un ambiente sempre acceso può avere un peso. Sul parquet, però, l’Hapoel è ormai stabilmente tra le grandi.
5. Dubai Basketball
La prima stagione serviva per entrare nel sistema. La seconda serve per provare a vincere. Dubai non ha lasciato spazio a interpretazioni sul mercato: Xavi Pascual in panchina, Toko Shengelia, Elie Okobo, Jaron Blossomgame e Thomas Walkup sono operazioni da squadra che vuole andare alle Final Four.
Il talento è enorme e la profondità pure. L’incognita sarà trasformare in tempi rapidi una raccolta impressionante di giocatori in una squadra con gerarchie chiare. Ci sono poi i viaggi, la logistica e un calendario europeo inevitabilmente più pesante rispetto alle rivali. Ma ormai parlare di Dubai come sorpresa non ha più senso: è una contender.
4. Real Madrid
Una finale persa non è stata sufficiente per evitare la rivoluzione. Sergio Scariolo ha lasciato e Pedro Martinez è arrivato in una scelta che pochi avrebbero pronosticato all’inizio dell’estate.
Il nuovo Real, però, ha già mandato segnali importanti. La vittoria della SuperCup e una preseason offensivamente impressionante hanno mostrato che il passaggio di consegne potrebbe essere più rapido del previsto. Ci sono state partenze pesanti e cambierà qualcosa anche nella filosofia di gioco, ma il nucleo resta di altissimo livello. Quando il Real parte quarto in un ranking europeo, significa soprattutto che davanti ci sono tre corazzate.
3. Fenerbahçe
Nove nuovi giocatori e, nonostante questo, la sensazione di una continuità quasi naturale. Il motivo è Sarunas Jasikevicius, ormai una garanzia assoluta quando si parla di costruire squadre capaci di arrivare fino a maggio.
Shane Larkin rappresenta il colpo principale, mentre Shavon Shields e Will Clyburn aggiungono esperienza, punti e versatilità. L’addio di Tarik Biberovic pesa, ma il numero di soluzioni a disposizione del Fener è impressionante. In preseason si è già vista la capacità di competere alla pari con Olympiacos e Dubai. Deve amalgamarsi, ma il suo posto naturale è tra le candidate alle Final Four.
2. Panathinaikos
Per una media strettissima, il Panathinaikos parte davanti a tutti. Il ritorno di Željko Obradović cambia immediatamente la percezione del progetto: quando il proprietario ha deciso di riportare ad Atene uno degli allenatori simbolo della storia del club, il mercato è stato costruito di conseguenza.
Guerschon Yabusele e Sylvain Francisco entrano in un roster che era già tra i più forti e profondi d’Europa. Kendrick Nunn resta il riferimento assoluto, anche se l’operazione al ginocchio e i numerosi problemi fisici accusati durante l’estate hanno rallentato la preparazione. La vera sfida di Obradović sarà creare gerarchie e sacrifici in una squadra piena di stelle. Se ci riuscirà, il Panathinaikos ha tutto per arrivare fino in fondo.
1. Olympiacos
I campioni in carica hanno fatto ciò che spesso distingue le grandi squadre: hanno mantenuto il nucleo vincente e sono riusciti persino a migliorarlo. Sasha Vezenkov ed Evan Fournier restano i riferimenti, ma Jean Montero e Codi Miller-McIntyre aggiungono ulteriore talento e profondità nel backcourt.
La partenza burrascosa di Thomas Walkup verso Dubai ha lasciato qualche strascico, ma tecnicamente il vuoto è stato coperto. Il gruppo conosce sistema, allenatore e pressione delle grandi notti. L’unica anomalia sarà giocare per buona parte della stagione lontano dalla propria arena abituale. La differenza con il secondo posto è minima: l’Olympiacos è già la squadra da battere.
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