07/02/2026
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Il tonfo della Blu Basket: il progetto di Mascio durato 228 giorni e schiacciato dai debiti
La società si è ritirata dal campionato dopo 25 partite per "la sopravvenuta ed oggettiva impossibilità di sostenere i futuri impegni economici, finanziari ed organizzativi". Dalla conferenza di presentazione a giugno alle cacciate dei dirigenti, passando per le dimissioni dei presidenti: le tappe del naufragio di una realtà che voleva rappresentare Bergamo, ma non ci è mai davvero riuscita
Bergamo. 228 giorni. È il lasso di tempo intercorso tra la conferenza stampa di presentazione a Palazzo Frizzoni e la Pec inviata alla Federazione Italiana Pallacanestro. Inizio e fine della Blu Basket Bergamo, ufficialmente ritirata dal campionato di Serie A2 nella giornata di venerdì 6 febbraio. Il proprietario ed ex presidente Stefano Mascio è piombato in città con i migliori auspici e l’obiettivo dichiarato di stabilirsi per la stagione 2026/27 alla ChorusLife Arena, ma la realtà ha raccontato di una situazione debitoria talmente complicata da costringere alla rinuncia al campionato in corso nella stagione 2025/26, in cui la squadra veleggiava a metà classifica dopo 25 partite. Tutte annullate ai fini della classifica. Puff, sparite.
Un roster costruito a suon di centinaia di migliaia di euro, distribuendo maxi-contratti a giocatori da Serie A1 e top di categoria tra i quali spiccano Harrison, Udom, Lombardi, Bossi, Williams e Hogue, affidato a coach d’esperienza come Andrea Zanchi prima e Alessandro Ramagli poi, con la regia dei direttori sportivi Fabrizio Frates prima e Gabriele Casalvieri poi, puntando su un uomo di sport nel ruolo di general manager come Gianluca Paparesta, defilatosi in autunno in tempi non sospetti.
Turnover sintomatico di una situazione non certo rosea già dall’inizio, come alcune dichiarazioni da sopracciglio alto dello stesso Mascio dello scorso ottobre lasciavano presagire, parlando di “valutazioni da fare” e situazione che “comincia a non starmi più bene” già ad ottobre, utilizzando come gancio la tragedia dell’autista di Pistoia ucciso nell’assalto al bus di tifosi dopo la trasferta di Rieti.
Una parte sportiva di livello, ben pagata. Sulla carta, ma non nei fatti, visto che le ultime mensilità pagate risultano risalire a di novembre. Per non parlare della questione alloggi, con cinque giocatori e il team manager sfrattati dai Priviledge Apartments di Vimercate con tanto di intervento dei carabinieri. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e precipitare irrimediabilmente la situazione, con gli interventi delle associazioni di categoria a tutela di un gruppo di giocatori che, mentre tutto sopra le loro teste andava a rotoli, otteneva paradossalmente i migliori risultati e metteva in campo le più brillanti prestazioni stagionali. Facendo quadrato, isolandosi rispetto ad una situazione societaria che andava crollando ora dopo ora, fino all’ultimo allenamento di venerdì mattina a cui ha fatto seguito lo svincolo definitivo disposto dalla FIP.
La lettera inviata alla Federazione Italiana Pallacanestro e alla Lega ha espresso senza mezzi termini la “sopravvenuta e oggettiva impossibilità di sostenere i futuri impegni economici, finanziari e organizzativi connessi alla partecipazione al campionato di Serie A”, rimarcando “piena disponibilità a collaborare con gli organi competenti per l’espletamento di ogni adempimento conseguente, anche ai fini della regolarizzazione amministrativa e federale della propria posizione”.
Una situazione debitoria che sembrerebbe addirittura scollinare il milione di euro, con fatture non pagate ai fornitori e anche ai partner. Come Excelsior, con cui era in corso d’opera un rapporto di collaborazione. La società bergamasca ha comunicato l’interruzione della partnership “per inadempienze contrattuali e amministrative e conseguenti obbligazioni economiche derivanti dalle relative pattuizioni annesse”.
“La pallacanestro a Bergamo credo che meriti più attenzione e rispetto, da tutti i punti di vista” ha affermato il presidente Ezio Aquaroli, riferendosi anche alla partecipazione delle tre partite disputate alla ChorusLife Arena, definita “una potenziale risposta del nostro mondo che esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Il mondo degli appassionati ha reagito con serietà, unità ed entusiasmo, ma eufemisticamente nel nostro territorio, non mi sembra di vedere, in tutte le componenti nel nostro sport, lo stesso spirito”.
“Ho partecipato agli eventi in vicinanza all’Excelsior, che è squadra del territorio e ha chiesto supporto in questa reciproca conoscenza, con sostegno in particolare alle sue giovanili” ha dichiarato Marcella Messina, assessora allo sport del Comune di Bergamo. “Spero che il basket di Serie A possa tornare a Bergamo in modo più fermo e stabile”.
La ricetta Mascio non si è certo rivelata quella giusta. “Ho capito quale è il problema” aveva detto due settimane fa annunciando il passo indietro dopo che la squadra aveva vinto una partita clamorosa contro Verona. Tempismo quantomeno particolare.
Un rapporto ridotto al minimo sia con l’Amministrazione, sia con il territorio orobico. Come la casa alla OpiQuad Arena di Monza, con la quale tra l’altro ci sarebbero ancora pendenze, tanto che addirittura le porte per le prossime partite non si sarebbero aperte fino a nuovo saldo. Una situazione complicata dalla scarsissima presenza di pubblico che lo stesso coach Ramagli ha metaforicamente apostrofato come “acquario”.
Per non parlare degli allenamenti “esternalizzati” nel Monzese, a Carugate, tesserati alloggiati in Brianza e solo qualche sparuta apparizione in città per eventi di presentazione in pompa magna, oltre alle tre partite in quella che, nelle idee della società, doveva diventare la casa del futuro: la ChorusLife Arena.
Tre partite, oltre seimila presenze complessive, la stragrande maggioranza frutto di biglietti acquistati e omaggiati direttamente dalla società e dagli enti a lei vicina alle scuole e alle società del territorio. Con la partecipazione del discusso trapper Rondodasosa, che aveva il ruolo di ambassador per attirare un pubblico giovane. Missione miseramente fallita: dopo il coinvolgimento iniziale, con annesso entourage, sparito anche lui.
L’escalation delle due settimane è iniziata con le sopracitate dimissioni dalla carica di presidente proprio di Mascio, cedendo lo scettro al suo vice Riccardo Baruffi, insieme a lui sin dall’approdo a Treviglio nel 2021, che si è dimesso due volte dalla carica ad interim contestando la mancanza di presupporti effettivi per poter svolgere il proprio lavoro a causa dello “strappo” con la proprietà e la mancanza di “condizioni pattuite per proseguire nel mandato”.
Passaggio che, tra l’altro, ha seguito il passo indietro del consigliere Michele Morselli. Un fuggi-fuggi generale, concluso con la ratifica della Fip dell’esclusione, con multa di 30mila euro e inibizione per tre mesi dello stesso Mascio.
Cala così, tristemente, il sipario sulla Blu Basket. Che Bergamo l’ha portata nel nome, sul retro della maglia, che sognava un futuro in A1 riempiendo l’Arena, ma che nei fatti Bergamo non l’ha mai rappresentata come la città avrebbe meritato. Un progetto che ha finito per infrangersi su una realtà di un film già parzialmente visto nelle ultime quattro stagioni tra Treviglio e Orzinuovi. E che, alla fine, si è concluso con un tonfo assordante. Ma che non ha del tutto sorpreso.
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