18/10/2026
-
Tanta fatica per nulla, la rimonta e le sciocchezze di Varese a Trento
Non è un problema di talento, di fame o di gambe, ma di dettagli: quei dettagli che dividono una vittoria rincuorante da un rientro a casa senza bottino. Quando David Duke Jr spinge i piedi oltre la linea sulla rimessa di Trento a sette secondi dalla fine, cancella in un attimo l’incredibile tripla da lontanissimo […]
Non è un problema di talento, di fame o di gambe, ma di dettagli: quei dettagli che dividono una vittoria rincuorante da un rientro a casa senza bottino. Quando David Duke Jr spinge i piedi oltre la linea sulla rimessa di Trento a sette secondi dalla fine, cancella in un attimo l’incredibile tripla da lontanissimo con cui Hunter Hale aveva appena impattato la partita a quota 85. In quel singolo gesto svanisce l’enorme sforzo di una squadra capace di risalire dal -10, perché quella linea calpestata misura esattamente la distanza che separa oggi Varese dalla maturità.
Ed è un vero peccato, perché le prestazioni di Hale e Duke Jr (29 punti il primo, 14 il secondo) sono state solide per intensità e continuità, trascinando l’attacco nei momenti più complessi della gara. Il fatto che due prove così generose si siano sporcate con errori tanto banali lascia parecchio amaro in bocca, anche se la sensazione è che quelle disattenzioni siano figlie dirette della fatica accumulata per tenere in piedi la baracca.
I segnali, d’altronde, erano arrivati ben prima di quel finale frenetico. Lo dimostrano il fallo offensivo dello stesso Hale due minuti prima, da cui è nata la tripla contro la tabella da quasi metà campo di Brown, ma soprattutto quella sanguinosa palla persa direttamente da rimessa a fine terzo quarto che ha regalato a Trento il massimo vantaggio sul 72-62. Sono tre momenti di buio distribuiti nell’arco della partita che finiscono per vanificare una rimonta costruita con i denti.
Il basket di coach Ioannis Kastritis vive di aggressività e ritmo, ma soffre terribilmente quando il campo si rimpicciolisce e serve gestire il possesso con lucidità. L’assenza di Williams McDowell-White sul perimetro si sente tutta, perché manca quel playmaker capace di mettere ordine nei momenti di caos. Senza di lui, e in attesa che Amedeo Della Valle rientri a inizio dicembre per garantire punti credibili dall’arco, Varese finisce per aggrapparsi quasi esclusivamente alle giocate personali. Funziona per ricucire gli strappi, ma non basta per controllare i ritmi della partita.
La Openjobmetis ha comunque dimostrato di avere il carattere giusto per restare a galla anche nelle serate più storte, piazzando un parziale di 12-2 nell’ultimo quarto che conferma come il gruppo segua l’allenatore senza mai tirarsi indietro. Il punto è che l’energia ti riporta in partita, mentre per vincerla serve una tenuta mentale diversa.
Il fallo tecnico incassato nel finale fotografa con precisione il limite attuale di questo gruppo: la tendenza a perdere lucidità proprio quando la pressione e le tossine salgono al massimo. Varese deve smettere di essere una squadra che reagisce soltanto dopo aver incassato il colpo, per iniziare finalmente a credere di poter gestire la partita con autorevolezza dall’inizio alla fine.
Kastritis torna a casa con la certezza di guidare un gruppo combattivo e disposto a sacrificarsi, ma ancora troppo ingenuo nei momenti cruciali. Fino a quando queste disattenzioni continueranno a fare da padrone nei possessi chiave, anche le prestazioni più generose rischiano di trasformarsi soltanto in rimpianti.
Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all' utilizzo dei cookies in conformità con i termini di uso dei cookies espressi in questo documento.