15/10/2026
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BM LBA TIME / VARESE-KASTRITIS: SE NON CI FOSSE LA RABBIA… – DI ANTONIO CATALANO
Ieri, le prime notizie di riflessioni sull’operato di Kastritis. Poi, l’esonero di Paolo Galbiati dal Baskonia e il nome di Tabellini. Ad alimentare il fuoco intorno all’attuale coach della Openjobmetis. Poi ancora, sempre Varese che fa sapere di non aver messo in discussione la posizione del coach greco. I malumori dopo la partita con il […]
Ieri, le prime notizie di riflessioni sull’operato di Kastritis. Poi, l’esonero di Paolo Galbiati dal Baskonia e il nome di Tabellini. Ad alimentare il fuoco intorno all’attuale coach della Openjobmetis. Poi ancora, sempre Varese che fa sapere di non aver messo in discussione la posizione del coach greco. I malumori dopo la partita con il Peristeri e l’inizio difficile in BCL. La rabbia non solo di aver perso, ma anche di non aver saputo gestire un vantaggio. Ma se non ci fosse la rabbia? Quale sarebbe l’analisi più lucida?
SE NON CI FOSSE LA RABBIA
La rabbia alimenta polveroni. Inaridisce la speranza di tregua e pace. Sovverte sentimenti ed emozioni, li porta ad inasprirsi. Ostruisce il passaggio della ragione. Stringe l’orizzonte della programmazione. Sobilla il popolo. Il tifo. Lo sport è questo: ossia il momento. Oggi puoi essere tutto, domani niente. E tutto si regola su due principi cardine: l’estetica e i risultati.
L’ESTETICA
Varese non è bella, né da vedere né da tifare. Per ora, questo inizio di stagione, è stato all’insegna dell’errore. Da quelli più incredibili e madornali (la palla di Roby che dalla rimessa di fondo finisce sparata sul cubo del risultato in alto, i vari passaggi lenti e molli sui pick&roll, i tiri forzati in momenti no) a quelli più sistematici (i tiratori lasciati con spazi di 3 metri a concludere indisturbati). L’estetica, che è stata anche un punto di forza della Varese del passato, non è dalla parte di Kastritis. Che era arrivato a Varese anche con la fama di quello che avrebbe risanato le lacune difensive di una squadra che col suo predecessore, Herman Mandole, non aveva nemmeno la cognizione del campo. Oggi, sembra di essere punto e a capo. Con errori sistematici e madornali che mettono in difficoltà la squadra nei momenti più difficili del match. E chi potrebbe mettere ordine, ed è stato preso per farlo è infortunato, come McDowell-White e nuovamente Della Valle.
I RISULTATI
I risultati, invece, attenuano la posizione di Kastritis. Per quanto sia vero che in BCL l’inizio è stato disastroso, evidenziando uno step mentale e fisico che tutti a Varese devono ancora raggiungere, in LBA la classifica dice 4 punti su 6 disponibili. Per quanto le vittorie siano arrivate con squadre modeste ed in difficoltà. Ma nel basket bisogna vincere. Perché contano i punti e pesano tantissimo.
LA COERENZA
Non conta la rabbia. Anzi, per quanto possa aver sobillato il popolo biancorosso dopo la cocente sconfitta con il Peristeri (+15 all’intervallo lungo e poi un secondo tempo horror), Scola ha blindato Kastritis zittendo di fatto il fastidioso rumore che si stava creando attorno ad una squadra che domenica si gioca una gara delicatissima a Trento alle 16. Lui, l’AD argentino, ha fatto una scelta coerente con il passato, quando mancavano risultati ed estetica e blindò Kastritis con un contratto pluriennale. Dimostrandosi uomo intaccabile dalla rabbia di qualsiasi tipo di momento.
LA RABBIA
Certo, la rabbia esiste. Esiste perché a Varese si è consapevoli di aver alzato l’asticella in questo mercato. Sono stati fatti sforzi importanti per giocatori importanti. Con un nome e con uno status. Non i soliti da scoprire o da svezzare. Che, per carità, in più occasioni hanno lasciato una scia importante da queste parti. Ma non hanno realmente contribuito a risultati concreti. Quelli che però, ora, sono richiesti a Kastritis e agli stessi giocatori. I playoff di BCL e LBA e le Final Eight di Coppa Italia. È tutto possibile, ancora ad oggi, ma probabilmente bisognerebbe medicare in qualche maniera un ferito che sanguina e non poco. Varese ha bisogno di ordine e un play a gettone non sarebbe una cattiva idea. L’alibi più grande per coach Kastritis, finora, è che non ha mai avuto realmente la squadra al completo da poter usare e modellare a suo piacimento. È altresì vero che, certi suoi dogmi con alcune caratteristiche di alcuni interpreti non si conciliano bene. La fragilità di Della Valle e McDowell-White e Kamagate è riconosciuta, chiedere a loro determinati ritmi e sforzi, è un po’ controproducente.
Ma Varese blinda Kastritis. Lo fa rimandando ogni possibile valutazione a quando la rabbia esterna sarà smaltita e l’infermeria vuota. Con raziocinio, coraggio e forza di volontà. La cosa più grande che possa avere un allenatore è il sostegno dell’ambiente e l’approvazione dei suoi giocatori. Il cambiamento passa anche e soprattutto da decisioni prese con in mano la ragione e lontano dalle logiche odierne di voler dare sempre uno scossone. Che funziona nel medio termine ma non ha, spesso, risultati sul lungo periodo.
Certo, dovessero mancare risultati ed estetica anche con la squadra rimaneggiata o al completo, a Kastritis non rimarrà più nemmeno un alibi. Non ci sarà ragione che tenga. Solo in quel caso, nessuno si domanderebbe più che ne sarebbe di Kastritis se non ci fosse la rabbia. Nemmeno i più ragionevoli.
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