27/06/2026
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Brescia, le giustificazioni di Mauro Ferrari: “Ci siamo divertiti, ma basta ipocrisie. Ripartire dalla B1 o dalla A2 potrebbe essere interessante”
Mauro Ferrari è arrivato a San Zeno, dove si è tenuta la sua conferenza stampa, scortato dalle forze dell’ordine mentre un folto numero di tifosi bresciani manifestavano tutta la propria rabbia per com’è finita la storia recente della Pallacanestro Brescia in Serie A. In un clima tesissimo, alcuni membri degli Irriducibili, la curva di Brescia, […]
Mauro Ferrari è arrivato a San Zeno, dove si è tenuta la sua conferenza stampa, scortato dalle forze dell’ordine mentre un folto numero di tifosi bresciani manifestavano tutta la propria rabbia per com’è finita la storia recente della Pallacanestro Brescia in Serie A. In un clima tesissimo, alcuni membri degli Irriducibili, la curva di Brescia, ha deposto una simbolica corona di fiori a simboleggiare la morte sportiva del basket nel capoluogo lombardo. Poi è iniziata la conferenza stampa, e Ferrari ha svelato quello che molti avevano definito nei giorni scorsi un “asso nella manica”: la possibilità di far ripartire il club dalla Serie A2 o dalla Serie B1. Qualcosa presentato come una grande opportunità, quasi come uno sviluppo positivo dell’intera faccenda, ma che ovviamente non può far piacere ai tifosi che durante tutta la conferenza stampa hanno continuato a manifestare il proprio disappunto con insulti e cori a gran voce da fuori la struttura.
In apertura proprio una risposta alla contestazione: “Come si fa a investire a Brescia con questo clima? Come fa un imprenditore che vuole fare sport? Questa è Brescia… senza neanche sapere cosa devo dire. Diamo questa immagine della città?”.
“Oggi avevo invitato le istituzioni, ma sicuramente hanno avuto impegni familiari diversi. Oggi in Italia ci sono disponibili due titoli di Serie B1 e due titoli di A2 da poter acquisire per proseguire a fare basket. Pensare a questo punto di avere un presidente non è un problema. Qualora ci sia una Newco, penso che ci siano persone disponibili a prendere la carica. Ma ho pensato sia interessante acquisire un titolo di B1 o A2, devolverlo al Comune, in modo che ne sia tesoriere, con una delle società che lo dia in concessione a un costo irrisorio alla Newco che possa decidere in base alle disponibilità finanziarie di affrontare una B1 o A2, per poter proseguire a fare basket nella nostra città” ha detto Ferrari, che non ha voluto rivelare i nomi delle squadre disponibili a cedere in B1 e A2 per non far impennare il prezzo dei titoli sportivi.
In generale, la posizione di Mauro Ferrari è stata quella dell’imprenditore non abbastanza forte economicamente per proseguire da solo in Serie A: “In queste settimane buona parte della città ha perso la memoria di quanto fatto in questi 5 anni. Ho sentito parlare di ipocrisia e etica morale e sportiva. Non esistono progetti senza sostenibilità economica, senza questa non si va da nessuna parte. Per salvarsi in A servono dai 5 ai 6 milioni. Una famiglia sola, con i relativi sponsor, non può continuare tutti gli anni a sborsare dai 3 ai 4
milioni. I 4 milioni di euro da mettere sul conto per fare la LBA non ci sono. Fare il basket ad alto livello è stato bello, ma ora dobbiamo resettare e ripartire. Togliamoci di dosso questa ipocrisia, non è etico che la mia famiglia metta 3-4 milioni l’anno per il basket cittadino”. Poi ha guardato al futuro del basket italiano, prevedendo altre turbolenze: “A queste condizioni, e con le turbolenze che ci saranno con gli americani, non si sa cosa possa accadere. E vi anticipo che nei prossimi 12 mesi, in Serie A, vedremo ancora situazioni di questo tipo”.
L’ormai ex patron di Brescia ha ricordato con affetto i momenti passati, che però suonano come una doccia gelata per i tifosi biancoblu: “La promozione c’è stata nel 2016. Abbiamo fatto 5 anni ai vertici. Ci siamo divertiti, è stato bello. Adesso insieme alla sindaca e le istituzioni, e chi verrà, si può ripartire. Se siamo in condizione di farlo, velocemente. Da lunedì, o già da oggi o domani, parlerò con la sindaca”. Discorso arricchito da un aneddoto riguardante un incontro che sarebbe avvenuto stamattina con Miro Bilan e sua moglie: “Stamattina è venuto a trovarmi Bilan con la moglie e il figlio. La moglie di Bilan mi ha detto che la città è arrabbiata con me perché per 3-4 anni si è divertita tanto tanto tanto, spendendo poco poco poco. Mi ha detto: ‘Ora lei ha gli tolto il giochino e sono tutti arrabbiati'”.
C’è stato ovviamente chi ha chiesto Ferrari spiegazioni su come si è arrivati a questa decisione: a fine maggio proprio Pallacanestro Brescia aveva pubblicato un comunicato in risposta ai rumors che parlavano già di cessione del titolo, scrivendo che “Pallacanestro Brescia resta a Brescia”. Inoltre, pochi giorni dopo, la squadra aveva ufficializzato l’ingaggio di John Brown III, primo acquisto (e finora ultimo) del club in questa offseason: “Quando ho detto che Pallacanestro Brescia resta a Brescia, la data si abbina al discorso su John Brown. Non era per le giovanili, ma è perché queste trattative a volte saltano a 2 ore dal closing per motivi di ogni genere. Avevo il dovere di ragionare come se dovessimo preparare la prossima stagione”.
Si chiude così l’era Ferrari a Brescia: l’imprenditore si è detto disponibile ad accompagnare la città verso la nascita della eventuale nuova realtà, anche se ha fatto capire nettamente di non voler più investire nel basket cittadino. Con buona pace dei tifosi, che ora attendono di sapere se davvero la Pallacanestro Brescia potrà almeno rinascere dalle proprie ceneri in una serie minore, dopo aver rappresentato una delle squadre di vertice per tanti anni.
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