17/02/2026
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Carlton Myers si apre al BSMT: “Il mio idolo? Me stesso, un po’ me ne vergogno. Mi invitarono i Knicks ma nemmeno risposi”
Carlton Myers è stato ospite dell’ultima puntata del BSMT, il podcast video di Gianluca Gazzoli. La leggenda azzurra, 54 anni, ha toccato vari temi della sua carriera ma soprattutto si è aperta sulla propria difficile personalità e una forma di egocentrismo di cui ha ammesso di vergognarsi un po’. “Chi era il mio idolo? Me […]
Carlton Myers è stato ospite dell’ultima puntata del BSMT, il podcast video di Gianluca Gazzoli. La leggenda azzurra, 54 anni, ha toccato vari temi della sua carriera ma soprattutto si è aperta sulla propria difficile personalità e una forma di egocentrismo di cui ha ammesso di vergognarsi un po’.
“Chi era il mio idolo? Me stesso. Mi vergogno un po’ di questo egocentrismo, non era una cosa cattiva. C’ero io, io, io. Ero concentrato su quello che dovevo fare, tant’è che non mettevo nemmeno le scarpe di Michael Jordan. Avevo un contratto con Nike e ogni tanto mi proponevano le scarpe di Jordan. Ma perché devo mettere le scarpe di Jordan? È incredibile e mi pento tantissimo. Ho perso occasioni di conoscere personaggi tra cui Michael Jordan. C’era la possibilità, raramente ma organizzavano qualche evento per gli atleti sponsorizzati da Nike. Stavano organizzando una cena a Milano, mi hanno detto: ‘Guarda probabilmente ci sarà questa cena, forse verrà anche Jordan. Hai piacere di venire?’. No, grazie. Mi dispiace essere stato così. Avrò avuto dei pro e dei contro sicuramente” ha detto un po’ amaramente Myers.
Sempre parlando di NBA, Myers ha anche raccontato di aver rifiutato una chiamata per partecipare al camp dei New York Knicks quando giocava a Rimini: “Ricevetti questo invito per il camp dei Knicks, allora mi pare che la guardia titolare fosse Starks. Non è tanto che non ci sono andato, è che non ho neanche risposto. Perché? A me non devi toccare Rimini. Ho girato il mondo letteralmente, sono nato a Londra, ma mi sento riminese e romagnolo al 90%. La mia terra è quella. Quando sono andato a giocare a Pesaro o Bologna era tutto ok, quando sono andato a Roma, nonostante mi sia trovato benissimo, ero un po’ stranito. Erano tempi diversi. Non era una cosa che mi interessava”.
Controverso anche il rapporto di Carlton Myers con i compagni nella Nazionale che vinse l’Europeo nel 1999, di cui era capitano: “Mi sopportavano. Non avevo grandi amici, andavo d’accordo col Baso, ma lui è talmente buono e tranquillo… Mi trovavo bene, avevo molta stima e rispetto della sua persona”.
E sul ritiro: “Spero non caschi un mito quando dico questa cosa… Io non ho mai avuto la passione per la pallacanestro. Mi divertiva, è diverso. Mi divertivo tanto. Ho iniziato questo sport perché, mentre tutti giocavano a calcio, alle medie il nostro professore di ginnastica ci esortava ad andare a giocare a basket. E ci divertivamo. Quindi ho iniziato a giocare a pallacanestro divertendomi. Quando il divertimento è finito, ho smesso. Avrei potuto giocare altri 2 o 3 anni, ma non mi divertivo più. Se tu inizi a fare qualcosa perché vuoi guadagnare o avere successo, nella maggior parte dei casi sei destinato a fallire. Potevo fare l’allenatore, potevo fare il dirigente, potevo fare il presidente della Fortitudo, ma non l’ho fatto. Dover rivivere le trasferte, gli allenamenti quotidiani, non mi diverte più”.
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