09/02/2026
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Il nodo irrisolto di Varese: la concretezza nei momenti decisivi
Ci sono sconfitte che raccontano una partita persa e sconfitte che raccontano una squadra. Quella di Trento (84-78) appartiene alla seconda categoria. Perché l’Openjobmetis non esce dalla BTS Arena semplicemente battuta, ma ancora una volta prigioniera di una gara rimasta a lungo nelle sue possibilità e poi sfuggita nel momento in cui sarebbe servita chiarezza, […]
Ci sono sconfitte che raccontano una partita persa e sconfitte che raccontano una squadra. Quella di Trento (84-78) appartiene alla seconda categoria. Perché l’Openjobmetis non esce dalla BTS Arena semplicemente battuta, ma ancora una volta prigioniera di una gara rimasta a lungo nelle sue possibilità e poi sfuggita nel momento in cui sarebbe servita chiarezza, non eroismo.
Varese resta in equilibrio, compete, difende, risponde colpo su colpo. Fa abbastanza per non staccarsi mai, ma non abbastanza per prendersi davvero la partita. Quando il punteggio entra nella zona in cui ogni scelta pesa, Trento trova continuità e ordine, mentre i biancorossi smarriscono progressivamente controllo e lucidità. Non è questione di un singolo errore, ma di una sequenza di decisioni incomplete o frettolose (due triple forzate di Iroegbu e il non-aiuto sulla tripla di Jakimovski a 2′ dalla fine), di letture tardive, di esitazioni che si accumulano fino a costruire il parziale decisivo.
I numeri aiutano a chiarire il quadro. Il lavoro a rimbalzo tiene (36 a 35 per Trento), ed è un dato non scontato su un campo del genere. Ma la gestione del possesso è deficitaria: troppe palle perse, spesso non provocate, che interrompono il flusso offensivo e concedono vantaggi immediati all’avversario. Il tiro da tre, poi, continua a non essere una risorsa affidabile. Percentuali basse – il tabellino dice un insufficiente 9/23 – e costruzione poco fluida finiscono per comprimere il campo, rendendo prevedibile l’attacco nei momenti in cui servirebbe esattamente il contrario.
Dal punto di vista delle rotazioni, Kastritis sceglie di affidarsi a più giocatori rispetto alle ultime uscite. Max Ladurner e Allerik Freeman trovano spazio e rispondono con solidità dove equilibrio ed energia non mancano. Renfro è una certezza lungo tutto l’arco dei suoi 21 minuti, che chiude con 11 punti e 8 rimbalzi (ma perché viene lasciato fuori nei momenti decisivi??), garantisce presenza e letture, Moore porta intensità costante, altri offrono minuti ordinati. Il problema resta però nella continuità del reparto esterni, troppo spesso soggetto a sbalzi che si riflettono direttamente sulla qualità delle scelte collettive.
Nel finale, l’assenza di riferimenti chiari diventa evidente. Varese fatica a costruire tiri puliti, perde compattezza difensiva e concede a Trento la possibilità di colpire con efficacia. Non c’è un crollo improvviso, ma un lento scivolamento, figlio di una partita che non viene mai davvero afferrata.
Ed è questo il punto centrale. Questa squadra ha una base più solida rispetto al recente passato: è più organizzata, più presente, più credibile. Ma continua a pagare la mancata risoluzione di problemi noti, che si ripresentano puntuali quando il margine di errore si assottiglia. Controllo del ritmo, qualità del tiro, gestione dei finali non sono dettagli, sono identità.
Le sconfitte ravvicinate iniziano a pesare non tanto per la classifica (che comunque vede Varese al quartultimo posto con 12 punti), quanto per il messaggio che lasciano. Essere competitivi non basta più. Restare in partita non è un traguardo. Senza un salto di qualità nelle scelte, il rischio è quello di continuare a costruire partite dignitose che non portano risultati. A Trento è successo ancora. E il tempo per trasformare questa squadra da solida a concreta, adesso, comincia davvero a stringere.
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