03/02/2026
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FOCUS BM/ Emergenza esterni: la Virtus davanti al primo vero bivio stagionale – di Eugenio Petrillo
Le rotazioni si accorciano, il calendario non aspetta e il reparto esterni diventa improvvisamente il punto più delicato della stagione della Virtus Bologna. Gli infortuni di Matt Morgan e Alessandro Pajola non sono semplici assenze: sono due colpi strutturali che obbligano Dusko Ivanovic a ripensare gerarchie, carichi e identità della squadra, proprio nel momento in […]
Le rotazioni si accorciano, il calendario non aspetta e il reparto esterni diventa improvvisamente il punto più delicato della stagione della Virtus Bologna. Gli infortuni di Matt Morgan e Alessandro Pajola non sono semplici assenze: sono due colpi strutturali che obbligano Dusko Ivanovic a ripensare gerarchie, carichi e identità della squadra, proprio nel momento in cui si entra nella fase più densa e logorante dell’annata, tra Serie A, EuroLeague e Final Eight di Coppa Italia.
L’uscita di scena di Morgan per distorsione alla caviglia sinistra aveva già acceso un primo campanello d’allarme. Ma la notizia ufficiale arrivata ieri su Pajola alza drasticamente il livello di preoccupazione: lesione al menisco esterno del ginocchio sinistro, intervento chirurgico imminente e tempi di recupero che verranno definiti solo dopo l’operazione. Tradotto: la Virtus perde il suo capitano, il suo miglior difensore perimetrale e uno dei principali equilibratori del sistema.
Senza Morgan e Pajola, le rotazioni degli esterni diventano numericamente e funzionalmente risicate, forse troppo per sostenere una doppia competizione ad alta intensità senza pagare dazio nel medio periodo.
Oggi il primo nome sul foglio di Ivanovic è Daniel Hackett. Leadership, durezza mentale, letture difensive: tutto vero. Ma a 38 anni è impensabile chiedergli di reggere 25-30 minuti ad alto ritmo, partita dopo partita. Il rischio non è solo l’infortunio, ma un calo evidente di lucidità nei finali, come già visto in alcune gare recenti. Hackett resta imprescindibile, ma va gestito, non spremuto. L’assenza di alternative porta inevitabilmente a caricare Carsen Edwards di ulteriori responsabilità. Diventerà ancora più il go-to guy, il primo violino offensivo, ma con un’aggiunta non banale: compiti di playmaking. Ed è qui che nasce il problema. Edwards è un realizzatore puro, micidiale quando può pensare prima a segnare e poi – eventualmente – a creare. Chiedergli di organizzare stabilmente il gioco significa portarlo fuori dal suo DNA, con il rischio di snaturarne l’impatto e aumentarne l’usura mentale.
In questo contesto, il ritorno di Luca Vildoza assume un peso specifico enorme. Tornato da circa dieci giorni, l’argentino sarà chiamato a fare da collante: ritmo, imprevedibilità, gestione dei possessi caldi. Non può essere ancora al 100% dopo lo stop, ma è l’unico esterno in grado di dare ordine senza togliere creatività, una risorsa fondamentale in una Virtus che rischia di diventare troppo prevedibile.
Il quadro è chiaro: oggi la Virtus può contare su tre esterni veri per reggere un ciclo che prevede EuroLeague, campionato e una Final Eight da dentro o fuori. Una coperta cortissima che impone scelte drastiche: abbassare il ritmo, allungare le rotazioni con adattamenti forzati o iniziare a guardarsi intorno.
La partenza di Brandon Taylor, ora protagonista al Panionios, riporta inevitabilmente il tema mercato al centro del dibattito. Nelle scorse settimane si è parlato di JD Notae, ma anche lui è attualmente ai box per infortunio e, secondo quanto filtra, potrebbe essere un profilo più caldo in ottica prossima stagione che nell’immediato.
La sensazione è che la Virtus sia arrivata a un punto di non ritorno sul piano delle rotazioni esterne. Continuare così è possibile, ma molto rischioso. E quindi un intervento dal mercato ora non è utopia.
Servirà grande intelligenza nella gestione dei minuti, una dose extra di adattabilità tattica e, forse, una riflessione profonda su un innesto che non alzi solo il livello tecnico, ma protegga la squadra dal rischio di arrivare scarica quando conta davvero.
Il tempo stringe, le partite aumentano, gli esterni diminuiscono. E la Virtus non può permettersi di sbagliare il timing.
Paradossalmente, il reparto esterni era quello che ai nastri di partenza appariva come il più folto (sei uomini tra playmaker e guardie) e profondo dell’organico della Virtus Bologna. Una scelta precisa, costruita per reggere l’urto della doppia competizione e garantire soluzioni, fisicità e qualità su entrambi i lati del campo. Oggi, a distanza di alcuni mesi, la situazione si è completamente ribaltata: tra infortuni e uscite, è diventato proprio il pacchetto degli esterni l’anello più fragile della squadra. Un cortocircuito inatteso che obbliga la Virtus a rivedere priorità, gestione delle energie e prospettive nel momento più delicato della stagione.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Pajola e Morgan, foto Ciamillo-Castoria
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